Yes I’m a bitch but not yours – Burlesques e Dark Cabaret

Yes I’m a bitch but not yours – Burlesques e Dark Cabaret

giuditta sin 10Quando si parla di burlesque s’intende molto spesso il new-burlesque nato negli anni novanta, sulla scorta della dilagante cultura vintage che ripropone i modelli più ricercati e nascosti di ieri, che riveste con la patina del “welcome back”. Un ciclone revivalistico che travolge tutti gli ambiti dello spettacolo: dall’abbigliamento al palcoscenico, fino ai social media fotografici come Instagram

Protagoniste dell’attuale momento vissuto dal new burlesques sono Immodesty BlaizeDirty MartiniJulie Atlas Muz, le Pontani SistersCatherine D’LishDita Von Teese: nomi esotici dal richiamo blasfemo e sacrilego accompagnano lo starsystem del genere. Inevitabilmente vampirizzato dallo spettacolo meramente commerciale, tra divi della tv e delle copertine: MadonnaChristina Aguilera e Gwen Stefani sono le ultime. Contenuti? La femminilità in tutta la sua potenza che viene lentamente slacciata durante balletti individuali accompagnati da un numero esiguo di musicisti (spesso uno), che solitamente fanno coppia con la ballerina in veri e propri tour. Dal new burlesque proviene altra prole al secolo battezzata dark cabaret, di cui s’inizia a parlare negli anni settanta. Rispetto al burlesque, classic o new, questa forma sintetizza in sé diversi stimoli e coinvolge diverse discipline. La sua musica è influenzata dal folkpunk rock e post-punkdeath rockgothic rock e darkwave; dell’arte scenica eredita l’estetica del cabaret tedesco, del vaudeville, e ovviamente del burlesques. Con soventi riferimenti a un certo cinema noir. Tra le personalità che più hanno influito sull’espressività musicale e sonora del dark cabaret c’è sicuramente PJ Harvey: le voci femminili o maschili sono infatti estremamente basse e accompagnate da piano e talvolta violoncello. Alle radici del sottogenere vi è la linfa androgina di Nico, cantante tedesca partner professionale del compianto Lou Reed, il cui album “The End” (1974), è considerato un fenomeno “pre-dark cabaret”. Altri artisti rk cabaret sono Klaus NomiMarc AlmondThe Virgin PrunesNina Hagen e le sue divagazioni punk, Lydia Lunch. Il termine dark cabaret divenne un’etichetta ufficiale e consolidata solo nel 2005, quando dalla Projekt Records uscì la compilation “Projekt Presents: A Dark Cabaret“, con pezzi di Rozz WilliamsJill Tracy e la traccia Coin-Operated Boy dei The Dresden Dolls. Menzioniamo questi ultimi, poiché descrivono il proprio stile come “punk cabaret brechtiano“. Il Burlesque si afferma anche nello stivale come apprendiamo dal portale Roma Calling che annuncia l’evento di apertura del Velvet Cabaret, nome “esoticamente” underground che si perde nel recente passato: la serata si annuncia come il vero Burlesque, introdotto dalla giovane e già affermata Giuditta Sin (nelle fotografie). Non a caso la serata prosegue con dj-set 50’s-80’s. Fenomeno vintage di questi tempi o sottogenere che finalmente emerge in superficie? Agli spettatori l’ardua sentenza.

Scritto da: The Fashion Blog